mi sono piegata, per te.

ho aperto le mie gambe. per te.

ho camminato a quattro zampe, per te.

ho soffocato la mia testa nel fango,

ho mescolato le mie lacrime al tuo sperma. 

ho lasciato le mie labbra vuote delle tue labbra, per te.

mi hai chiesto di essere solo carne, e io sono diventata solo carne,

hai detto che le mie parole sono merda e io ti ho detto che le mie parole sono merda.

hai detto che il mio cervello è malato e io ti ho detto che il mio cervello è malato.

mi sono piegata per te come mai per nessuno.

ho lasciato che il mio corpo fosse carne nelle tue mani,

ho lasciato la mia bocca al tuo cazzo, ed ho chiuso gli occhi.

mi sono spogliata, per te,

mi sono depilata, per te.

sono entrata nel freddo vetro di una webcam, per te.

HO FATTO L'AMORE COL TUO FANTASMA. (la notte, quando mi sentivo troppo sola, e la  mia anima aveva ancora l'indecenza di sognarti).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono Elettra, Elettra e basta, Elettra è un nome d’arte.

Ho deciso di inventarmi una storia, questa storia, perché la realtà a volte è talmente intollerabile e deprimente da dover essere sostituita da un’altra, un’altra realtà dove tu sei la protagonista. Dove tu sola puoi decidere chi essere. E se nella vita reale qualcosa va storto basta inventarsi un’altra storia dove invece sei la protagonista indiscussa degli eventi, dove puoi controllare tutto e farlo andare per il verso che più ti piace, giusto o sbagliato non importa, basta che sia eccitante. Dove sei la sola che può decidere, e soprattutto dove nessuno può farti male ma sei te a decidere a chi fare male o da chi farti fare male.

 

 

 

CAPITOLO DUE

 

 

Elettra

 

Fra poco arriverà, e io non so davvero come farò a riconoscerlo, ha detto che mi avrebbe riconosciuta lui, gli avevo mandato una foto abbastanza nitida, aveva voluto sapere nei minimi dettagli come sarei stata vestita, anzi aveva scelto lui per me, dovevo essere elegante ma non appariscente, aveva preferito che indossassi la giacca nera piuttosto che quella in pelle bianca appena acquistata, i jeans andavano bene, ma dovevano essere stretti in fondo per risaltare il decoltè a punta nera che avrei dovuto incalzare, per il collo aveva scelto il mio foulard di cavalli maculato bianco e nero… per il sotto invece mi aveva lasciato libertà, ordinandomi soltanto di indossare il perizoma per lui, gli avevo spiegato in chat che di solito non lo porto, che non mi piacciono, che nell’intimità preferisco slip più coprenti, slip che nascondono non solo la pelle ma anche il desiderio, che non mostrano così sfacciatamente cosa si può fare con un culo. Il perizoma ha un potere enorme, che nemmeno la completa nudità potrà mai eguagliare. E io avevo sempre avuto paura di mostrare il desiderio così sfrontato del mio culo coperto solo dal perizoma, mi sembrava che il perizoma trasformasse il mio culo in qualcos’altro, esaltandone desideri propri, scoprendo una libidine che forse io non avevo, ma che era comunque incisa sulla mia pelle, nelle rotondità delle mie natiche, natiche che il perizoma faceva parlare, di un linguaggio che io non conoscevo, che scoprivo anch’io sorprendendomi e vergognandomi non appena ne indossavo uno. Mi vergognavo delle mie natiche, perché erano così perfette, turgide, e sfacciatamente invitanti. Mi vergognavo di quello che il perizoma mostrava a me stessa e faceva vedere agli altri, mi faceva sentire impotente di fronte a una sensualità non voluta, non ricercata, ma presente in me, in quanto scolpita nelle forme che mi appartenevano, eppure indipendente da me. E adesso quest’uomo sconosciuto mi aveva ordinato di indossarne uno per lui. Aveva scoperto questo mio punto debole e giustamente voleva giocarci. E adesso era troppo tardi per tornare indietro. Guardo il display dell’orologio, solo le cinque e mezza, ordino al cameriere un altro spumante dolce, e mi accendo un’altra sigaretta, sono nervosa, mi chiedo che cosa sto facendo, ma capisco che adesso è troppo tardi anche per farsi domande del genere, e poi quanta gente si era conosciuta in chat per poi incontrarsi davvero? Perché dietro il monitor deve per forza nascondersi un killer o un pazzo maniaco? Non essere sciocca Elena, e poi fino a che resti all’aperto non può succederti niente no? Respiro profondamente l’aria leggera e fresca della primavera, lascio che il sole dolce mi accarezzi la pelle del viso, che ho libera dai capelli perché lui mi aveva ordinato di presentarmi con una coda di cavallo, altra cosa che di solito non porto mai.. guardo di nuovo il display, sono le cinque e quarantacinque, eppure questo non era un appuntamento qualsiasi, lui mi aveva esplicitamente chiarito che avrebbe giocato con me come avevamo fatto in chat, e se non volevo giocare era meglio che non mi presentassi nemmeno. Questo pensiero mi fa immediatamente bagnare il perizoma, sento le mie natiche nude contro i jeans, è una sensazione sgradevole, mi guardo intorno per vedere se riesco a capire qualcosa, immagino che lui sia arrivato ma che non si sia ancora deciso ad avvicinarsi a me, immagino che adesso mi stia guardando da un punto imprecisato, forse è l’uomo che mi sta dando le spalle seduto al tavolino davanti al mio. No non può essere lui, cosi curvo sul suo caffé, la camicia fuori dai pantaloni evidentemente non stirata, eppure ogni tanto si volta lanciandomi occhiate intense, ma forse è solo uno che mi ha notata, poi è troppo vecchio, mille dubbi mi ha detto di essere giovane, si ma quanto giovane? Giovane è un’idea imprecisata nella mia testa che può abbracciare un ventennio intero, che cosa mi devo aspettare? Un venticinquenne smanettone coi jeans strappati ed ha l’I-pod come quello che sta arrivando alla mia sinistra, o un quarantenne distinto con la sua ventiquattrore, capelli brizzolati come quello che si è appena seduto al tavolo vicino al mio. Alza gli occhi verso di me, ricambio lo sguardo sperando di percepire qualcosa, sento il cuore battere forte, mi accendo un’altra sigaretta le mie mani tremano, lui lo nota e sorride, poi si volta al cameriere e ordina un frullato, cerco di nuovo il suo sguardo ma adesso ha aperto il giornale e si è voltato, sto tremando, sento la pressione in caduta libera, che cosa ci faccio qui? Elena alzati e vattene! Non posso, accidenti, devo andare fino in fondo, devo uccidere la mia mente, devo smettere di soffrire. Una donna raggiunge l’uomo al tavolo, lui la stava aspettando, gli dice che aveva finito tardi al lavoro, lei si siede e ordina un caffé. Non è lui, menomale, sento il mio cuore rilassarsi, guardo di nuovo il display del cellulare, sono le sei e cinque, ordino un altro spumante dolce, l’alcool mi aiuta a rilassarmi e in questo momento è vitale, comincio a pensare che forse lui non verrà, il pensiero mi conforta, ho ancora una possibilità, forse non mi succederà niente, forse lui ha voluto farmi solo un bello scherzo, eccitare una donna in chat al punto da farla acconsentire a raggiungerlo per un appuntamento al buio per poi darle buca.. non era da lui, ma è evidente che la chat è ingannevole, le sue parole mi avevano fatto percepire una personalità decisa, dietro cui probabilmente si nascondeva un uomo fragile, magari non attraente che non si sarebbe mai fatto conoscere. Comincio a rilassarmi davvero, chiedo il conto al cameriere, sono le sei eventi, me ne vado ho aspettato anche troppo non ho più ragione di rimanere ancora lì, forse ce la faccio a prendere l’ultimo treno per Firenze, avevo messo in conto di ritornare l’indomani, ma fortunatamente non ce ne sarebbe stato bisogno. Vedo avanzare il cameriere verso di me con il conto, guardo lo scontrino sono ventiquattro euro, accidenti cari i miei spumanti dolci. Signora c’è un biglietto per lei. La voce del cameriere mi fa trasalire, lo guardo interrogativa, lo stavo quasi dimenticando. Accidenti a te. Si infila la mano nella tasca del grembiule nero e me lo porge. Io lascio trenta euro e gli dico che il resto non importa. Si inchina riconoscente. Levati dai piedi e rimetti in funzione la memoria la prossima volta. Guardo il biglietto sul tavolo, non ho il coraggio di aprirlo, non è ancora finita penso, c’è scritto per Elena. Mi decido ad aprirlo, mi tremano le mani. Ciao Elettra. Basta non c’è scritto altro. Il cuore mi batte all’impazzata, mi guardo intorno, sperando di vederlo, di vedere un uomo che mi sta osservando, ma niente, la coppia al mio fianco si sta alzando, lui mi lancia un ultima occhiata, credo indovini il mio smarrimento, forse lo incuriosisco ma adesso è lui a non incuriosire me. Ciao Elettra.. ma che scherzo è mai questo? Mi viene da piangere. Riprendo il biglietto fra le mani, lo volto, c’è un numero di cellulare. Adesso è tutto chiaro. Vuole che lo chiami. Mi accorgo che sto respirando affannosamente. Prendo il telefono e faccio il numero.. ciao Elettra. La sua voce è calma, profonda, ma giovane. Ciao. Sei spaventata? Dove sei? Sccc. Sei molto bella, e sei stata anche molto brava. Mi hai aspettato tanto. Sai da quanto è che mi aspetti piccola? No. E un’ora e mezza. Ti ho osservata tutto il tempo. sei carina, sei molto carina. E sei agitata, hai fumato sette sigarette, no ferma posa il pacchetto, non voglio che la tua agitazione si plachi, mi piace vedere quanto sei agitata, e mi è piaciuto vedere crescere la tua agitazione… sei perfetta. Del resto anche in chat lo eri, ma non sai mai chi si nasconde dietro il monitor, e invece stavolta c’era davvero quello che prometteva il tuo nick e la tua foto. Lo vedi l’albergo di fronte a te? No quello al di là della strada. Ecco brava. Stanza 44. ho lasciato disposizioni alla reception. Devi solo entrare, dire che sei la signora Elena, e che il dott. Ravizza ti sta aspettando. No aspetti. Io volevo prima incontrarla qua fuori. Credevo che ormai ti fidassi di me. Ma io mi fido di te. E allora coraggio vieni. Il suono della linea interrotta. Guardo l’albergo. Mi stava osservando ancora? Mi passo una mano fra i capelli. Ma che diavolo sto facendo? Penso a Nicola. Nell’agitazione che effettivamente avevo provato in quell’ora e mezza di attesa non ci avevo ancora pensato. Eppure se ero li, la colpa era sua, il vero motivo era lui. Sento la rabbia salirmi dentro, mi alzo dal tavolo prendo la borsa e mi incammino verso l’albergo. Sono sicura che mi sta osservando, cerco di camminare bene, inarco la schiena e alzo il mento, attraverso la strada sentendomi come in passerella. Il foulard di cavalli che mi incornicia il collo mi svolazza alle spalle. Entro. Alla reception una ragazza carina, bionda, probabilmente della mia età mi accoglie con un sorriso. Ha il viso largo, ha forse qualche chilo in più ma è ben proporzionata, una collana di perle bianca si intravede da colletto aperto della camicia, la giacca e la gonna blu le danno un’aria esperta e raffinata. il suo sorriso aperto mi rassicura. Mi avvicino. Desidera? La sua voce è decisa ma dolce. Buonasera, sono la signore Elena, il dott. Non mi lascia finire la frase. Ah ma certo, stanza 44. si volta e mi porge la scheda magnetica. Terzo piano, corridoio a destra, quarta porta. Grazie. L’ascensore mi chiude dentro. Mi sento in trappola, sulla parete c’è uno specchio mi osservo. Ho il viso preoccupato, i lineamenti tirati non mi riconosco, guardo la mia pelle chiara, le mie labbra rosse risaltare sui miei lineamenti delicati, penso a Nicola (tutto questo era per te Nicola) è quello che avrei voluto, potuto o saputo darti e che tu non hai voluto. Questo pensiero mi fa stringere la gola così tanto che sono costretta a emettere un gemito. Gli occhi mi si inondano di lacrime, mi scoppiano, ma non le farò scendere nemmeno questa volta. La solita rabbia incontrollabile mi pervade, quella rabbia che mi aveva portato fin li e che adesso mi avrebbe fatta andare fino in fondo. Ripenso a come tutto era cominciato, alla prima sera quando ci eravamo conosciuti, o meglio quando lui era venuto a conoscermi

 

 

 

 

CAPITOLO UNO

 

AL PUBBINO

 

 

 

 

Fu Nicola a trovare me. Mi trovavo in un pub con un’amica. Il mio ex c’era anche quella sera. Seduto al bancone come al solito mi dava le spalle. Ma stavolta non sentivo in me nessuna urgenza di farmi notare da lui, anzi le sue spalle curve sopra il solito cuba libre mi provocarono un moto inaspettato di stizza. La mia amica aspettava, Mattia, il suo nuovo ragazzo e quindi non capivo perché mi avesse chiesto di uscire.

Quella sera Mattia si presentò con una certa aria strafottente di fighetto convinto di poter ottenere tutto quello che desidera. Probabilmente frequentare donne più grandi appagava meglio in lui il bisogno di confermare a se stesso la propria virilità. Io lo ignoravo volutamente, facendomi scivolare di dosso i suoi patetici tentativi di convogliare a sé la mia attenzione attraverso scontante battute sulla mia attuale posizione di single sulla soglia della zitellaggine. Già allora percepivo il suo interesse verso di me, ma per rispetto della mia amica non mi lasciavo trascinare nelle sue banali conversazioni, per ottenere solo che si accanisse ancora di più nei suoi tentativi nemmeno troppo celati di abbordaggio. Immaginavo che la mia amica si stesse mettendo in un bel guaio, ma aveva perso la testa per lui, e proprio non si accorgeva di come mi guardava, o forse lo intuiva ma preferiva negarlo a se stessa. Sta arrivando un mio amico disse, e dall’occhiata che si scambiò con Luisa capii immediatamente in che cosa mi avevano trascinata quella sera. Un banale appuntamento al buio. Forse Mattia aveva parlato ad un suo amico di me, di questa single impenitente, carina, molto carina che apparentemente non ne voleva sapere di uomini e di relazioni stabili e che si concedeva molto poco, in realtà quasi mai a nessuno, perché nessuno le faceva mai perdere la testa. Mi ribellai subito all’idea, mi alzai dal tavolo dicendo che forse era meglio se continuavano da soli la serata. non avevo davvero voglia di passare il resto del tempo con un venticinquenne! Il mio ex aveva quasi quarant'anni, mi piacevano gli uomini più grandi di me, mi erano sempre piaciuti più grandi, più maturi, più vissuti, che cosa poteva mai offrirmi un bambino? Mattia mi afferrò il braccio e mi rimise seduta. Lo guardai con odio. Noi dobbiamo uscire un attimo mi disse, Mi farebbe piacere se tu potessi fare compagnia al mio amico per dieci minuti, poi torniamo. Eccolo sta arrivando. Alzai lo sguardo e Nicola era lì. In piedi davanti a me. Un bambino. Solo che era il bambino più bello che avessi mai visto in vita mia. Il cuore mi saltò in gola e poi scalpitando ridiscese nella sua postazione naturale. Ricordo che mille pensieri mi attraversarono la mente in un nano secondo. Sicuramente non posso piacergli! In fondo anch’io ero il suo appuntamento al buio, potevo piacere agli uomini di quaranta, a loro sarei ancora potuta sembrare una bambina, ma mai e poi mai un venticinquenne avrebbe potuto notarmi. Era impossibile! Poi mentre lui prendeva posto vicino a me mi resi conto di quello che stavo pensando e di come mi sentivo. Arrabbiata, arrabbiata perché mi piaceva enormemente e non avevo nemmeno capito il suo nome, arrabbiata perché già tremavo all’idea che non gli sarei affatto piaciuta, arrabbiata perché in un attimo avevo perso la mia superiorità di trentenne, possibile che la prima cosa che avevo pensato era davvero se potevo piacergli o meno? Mi sentivo mancare il terreno sotto i piedi. Mattia e Luisa si alzarono e mi lasciarono da sola con il bambino. Avevo lo stomaco in subbuglio, decisi che l’unica cosa che potevo fare era attaccare. Sentivo che dovevo difendermi, difendermi dal suo bellissimo volto, difendermi dai suoi occhi che mi guardavano intensamente come se mi conoscessero, come se mi avessero già vista, difendermi dalla sua innocenza e dalla sua giovinezza, difendermi dalla sua sicurezza, dovevo distruggerla quella sua sicurezza, era vitale per me in quel momento, dovevo difendermi dai suoi tentativi di apparirmi grande e maturo che lo rendevano ancora più disperatamente amabile. Sapeva di sembrarmi un bimbo e per contro sfoderava tutto il suo potenziale di uomo, mi sentivo mancare sempre di più. Puoi andare gli dissi a un certo punto, Non importa che stai qui a tenermi compagnia, posso stare anche da sola fino a che Luisa non ritorna, davvero tranquillo non ti preoccupare. No. Non riuscivo a stare ferma sulla sedia, mi sentivo un animale in gabbia, volevo scappare e lui invece mi teneva lì, sventando ogni mio attacco, resistendo ad ogni mio tentativo di spezzare la sua sicurezza, di ferirlo, di fargli capire che era solo un venticinquenne che non mi avrebbe fatto capitolare, ma davvero voleva farmi capitolare? Era questo davvero il suo obbiettivo? Potevo interessargli davvero? La paura di non piacergli prese il sopravvento sulla mia volontà di non piacergli. La trappola era scattata e io c’ero finita dentro senza accorgermene. Volevo piacergli, questa era la trappola, la mia trappola da sempre e adesso la mia bella trappola era risorta di nuovo, dal nulla, inaspettata, dalla mano di un principe russo dagli occhi azzurri che mi sedeva di fianco. Improvvisamente mi calmai e mi arresi. Non so se lui si accorse di tutto quello che la mia mente e il mio cuore avevano vissuto in quegli attimi, in quei minuti interminabili in cui da soli al tavolo provavamo a conoscerci, ma quello che successe a quel tavolo, quella sera in pochi minuti racchiudeva tutto quello che la nostra storia sarebbe stata in seguito. Era nato il seme, e quel seme conteneva nel suo dna tutta la storia, l’albero e il seme, due facce di una stessa medaglia, due aspetti di uno stesso senso che non può essere in alcun modo alterato o cambiato. E la nostra storia, quella mia e di Nicola era lì in mezzo a noi quella sera, come un seme pronto a esplodere a rivelarsi. Come nasce un universo?, cosa lo innesca? quale magia ne è responsabile?non si sa, ma quando il processo si è innescato, quando i nostri cuori lo hanno innescato non si può fermare, si può solo lasciarsi trasportare senza più lottare. E quella sera io mi arresi. Quella sera persi di nuovo la mia libertà.

 

Mattia tornò al tavolo poco dopo, stringeva in mano il nuovo singolo di Francesco Renga glielo aveva appena regalato Luisa. Ci guardò di sottecchi per vedere se avevamo fatto qualche progresso e immagino che lesse subito lo smarrimento che provavo. Immagino che capì subito che Nicola aveva fatto il suo lavoro e l’aveva fatto bene, così come se fosse stata la cosa più facile del mondo in soli dieci minuti. Mi voltai a guardare il mio ex ancora seduto al bancone a bere il suo cuba libre, mi ero completamente dimenticata che fosse lì, possibile? Che mi stava succedendo, possibile che in pochi minuti la mia mente fosse riuscita a fare un tale balzo quantico? Mi sentii per la prima volta lontana, lontanissima e mi spaventai, dentro di me sapevo che ne avrebbe sofferto. Mi voltai e guardai Nicola, e seppi che lui era troppo per me, la sua giovinezza, la sua bellezza, la sua fresca crudele sicurezza, la sua intelligenza, tutto questo potere in lui si stava appena affacciando al mondo dal balcone dei suoi venticinque anni, e lui nemmeno lo sapeva, o meglio lo avvertiva ma non poteva mai percepirne la portata, questa solo io potevo vederla.. guardai Luisa si accorse che volevo piangere, aveva seguito il percorso dei miei occhi e probabilmente aveva percepito il viaggio dei miei pensieri, mi conosceva bene. Lei voleva che mi staccassi dal mio ex ma questa era la soluzione che aveva trovato? Consegnarmi nelle mani di un bambino che sarebbe stato crudele con me? Certo non volontariamente, ma i bambini sono crudeli coi grandi si sa, tutti lo sanno. Esco a fumare una sigaretta. dissi. Ti accompagno. prima che potessi dire di no, Nicola si era già alzato e mi stava spingendo fuori. Ehi dissi, mi voltai e mi sorprese col suo sorriso luminoso, sentii il mio stomaco sciogliersi e colare via lungo le gambe improvvisamente molli. Fuori all’aperto, respirai profondamente cercando di rianimarmi, Nicola mi lasciò solo una attimo per raggiungere un gruppetto di ragazzine che lo stavano vistosamente salutando. Rimasi ferma immobile impalata dove mi aveva lasciata dicendomi di aspettarlo, forse questo è stato il primo dei numerosi ordini a cui obbedii in seguito, mi sentivo una stupida. Mi sembrava di avere gli occhi di tutti puntati addosso, cercai disperatamente l’accendino senza riuscire a trovarlo, cercai senza riuscirci di ritrovare un po’ di sicurezza, di apparire disinvolta mentre le ragazze a cui Nicola si era avvicinato mi lanciavano occhiate divertite. Volevo sprofondare, non essere lì, non essere uscita con lui, in un'altra occasione avrei fumato la mia sigaretta in santa pace da sola, senza farmi problemi, eppure in quel momento mi sentii come se lui mi avesse abbandonata. Era assurdo. Guardai di nuovo Nicola che nel frattempo mi lanciava occhiate furtive, pregai che qualcuno di conosciuto si avvicinasse a me per non farmi sembrare così disperatamente sola, ma niente. Poi finalmente lo vidi ritornare verso di me, mi sentii di nuovo al sicuro. Quelle ragazze mi guardavano ancora, curiose o forse invidiose, non so. Avrebbero comunque avuto ragione ad essere invidiose, tutte loro avevano più diritto di me di parlare con lui, e io improvvisamente capii che cosa mi aspettava se avessi proseguito in questa assurda avventura. Era una battaglia persa in partenza, l’esercito delle ragazzine agguerrite non mi avrebbe mai lasciato un bocconcino così prelibato. Io non dimostravo la mia età, sembravo più giovane, ma per quanto ancora? Non avrei mai potuto farcela con quelle bamboline, tirate a lucido. Nicola mi accese la sigaretta, aspirai profondamente il primo tiro, come fosse un elisir corroborante, alzai il viso verso di lui costretta dal fumo che chiedeva di uscire dai miei polmoni, e il suo sguardo era lì, pronto… mi aspettava. Rimanemmo così a fumare in silenzio guardandoci, io non so che faccia avessi, forse imbarazzata, forse impaurita, ma ricordo bene la sua, illuminata da quel sorriso, enigmatico, con le labbra piegate da una parte, mi sentivo sciogliere, bruciare e volare via nelle spirali del fumo della sigaretta che stavo divorando, sciogliere in terra come Audrey Tatou nel favoloso mondo di Amelie, poi finalmente Luisa e Mattia ci raggiunsero. Cominciava a piovere ci spostammo sotto la tenda di una farmacia lì vicina. Guardai Luisa, il suo volto era soddisfatto, lei e Mattia avevano raggiunto il loro obbiettivo, lo capivano dal mio silenzio. Bene si è fatto tardi, io andrei a casa, dissi rivolta a tutti. Noi facciamo un salto al Caterina caffè, dissero Mattia e Nicola. Bene andranno a raggiungere l’esercito delle ragazzine agguerrite, pensai. Mattia abbracciò Luisa, che scomparve fra le sue braccia lunghe, la strapazzò il minimo per strapparle un sorriso e assicurarla che andava solo a fare l’ultima bevuta.. va bene ragazzi fate i bravi, noi vecchiettine andiamo a dormire, sentii Nicola cercare i miei occhi, ma adesso che avevo acquistato di nuovo un briciolo di sicurezza mi voltai senza guardarlo. Ciao mi sentii dire dietro, ma non risposi, volevo solo scappare.

 

 

 

 

Il messaggio di Luisa mi arrivò la mattina alle nove. Ti è piaciuto il mio amico? No. Risposi secca. A me pare di si invece, e anche a lui sei piaciuta molto. Lessi due volte questo messaggio col cuore che mi batteva all’impazzata. Risposi solo con un si ok, ma

la mattina lavorare non fu facile, mi dicevo non pensare a Nicola col risultato che ci pensavo continuamente.

All’ora di pranzo corsi da lei. Hai pranzato mi disse? No. Risposi. Andiamo a mangiare qualcosa? No grazie non ho fame. Vuoi parlarmi di Nicola è vero? Si è vero, ma che diavolo ti è preso? In che senso? Elena, calmati e mettiti seduta. Appuntamenti al buio, incontri programmati, non ho bisogno che tu ti preoccupi della mia vita emotiva, riesco a farlo da sola! Non mi sembra Elena, guarda cosa ne hai fatto negli ultimi anni!!! E allora? Nessuno mi ha obbligata, dio santo Luisa ma che ti è preso? Ma perché ti scaldi tanto si può sapere? È stata solo una innocua bevuta, ti ho presentato ad un mio amico, vi siete piaciuti.. non vedo cosa ci sia di così grave. Vi siete piaciuti? non ti ho detto niente in proposito, non ancora mi pare! Beh a giudicare da come ti scaldi, mi sembra evidente che non ti abbia lasciato indifferente! Strinsi le labbra dalla rabbia, volevo prenderla a pugni. Comunque non hai il diritto di intrometterti nella mia vita, non te l’ho chiesto. No appunto non me l’hai chiesto, ma avresti dovuto farlo, guarda come ti sei ridotta? Ridotta? come che vuoi dire? Lo sai benissimo. Ah si e la tua soluzione quale sarebbe? Presentarmi uno dei tuoi amichetti usciti dalla culla che hanno voglia solo di fare incetta di scopate! Sì esatto credo che tu abbia bisogno più che mai di sane ed oneste scopate senza troppe complicazioni emotive. E comunque a Nicola tu sei piaciuta molto. Oh andiamo ho cinque anni più di lui! E allora? A parte il fatto che dimostri meno della tua età, cinque anni non sono un abisso come vuoi farlo sembrare. E comunque a lui piacciono più grandi, ha sempre avuto donne più grandi di lui, anche più grandi di te, te l’assicuro altrimenti non te l’avrei mai presentato. Comunque ci aspettano domani sera al Caterina caffé. Ci aspetta chi? Mattia e Nicola no?. Non ho voglia di venire al Caterina, non voglio frequentare i posti che frequentano loro. Possibile che tu voglia frequentare solo ed esclusivamente il Pubbino? Certo mi ci sento più a mio agio, almeno non devi per forza metterti l'ultimo vestito di Armani per bere una birra! e poi ci sono persone più grandi, il Caterina è pieno di ragazzine, non voglio fare la figura della tardona! E' pieno anche di ragazze della nostra età che si sforzano di sembrare più giovani, per cui puoi farci solo una splendida figura se proprio vuoi metterla su questo piano! Oddio Luisa non lo so. Nicola vuole rivederti. Non fargli questo torto.

 

 

CATERINA CAFFE'

 

 

Nicola vuole rivedermi, Nicola vuole rivedermi, Nicola vuole rivedermi, continuavo a ripetermi quest’ultima frase mentre con lo stomaco allagato dall’ansia mi preparavo per la meravigliosa serata. mai come in quel momento il mio armadio mi era apparso così disperatamente inadeguato. Lo frugavo in lungo e largo senza riuscire a trovare niente che fosse all’altezza. Improvvisamente tutto il mio guardaroba mi sembrava inadeguato.. Il mio guardaroba era perfetto per il mio ex, ma totalmente inutile per Nicola. Dopo svariati tentativi, risolsi con i miei jeans attillati Liu Jo, una maglietta nera a collo alto da cinque euro acquistata al mercato ma forse nessuno se ne sarebbe accorto, e la mia bellissima giacca marrone Marella, vecchia già di un anno, ma mi era costata un occhio della testa quindi era perfetta per la serata. Mi guardai allo specchio, e finalmente mi piacevo. L'unica nota stonata i miei capelli. Proprio non ne volevano sapere di stare lisci. Le ragazze con cui avrei dovuto confrontarmi di sicuro avrebbero avuto i capelli più dritti della pasta Barilla, impreziositi da cristalli svaroswsky! Va bene Elena non importa il tuo stile è selvaggio, ma puoi andare lo stesso, buttati e fallo secco quel Nicola, mi dissi sforzandomi di guardarmi soddisfatta allo specchio. Ok, l’esercito delle ragazzine agguerrite è la fuori che ti aspetta ma un bel culo ce l’hai ancora no? Non ti fissare sui capelli, solo le donne sono fissate sui capelli, gli uomini guardano in basso! Mi infilai le mie scarpe decoltè rosa, che adoravo, e poi il tacco sette centimetri fa miracoli per il didietro mi dissi. Un bel respiro e via si va in scena. Guidavo con lo stereo a palla per non sentire l’angoscia che ricominciava a salire. Passai con la macchina davanti al locale, era strapieno di splendenti ragazzine svarowsky, come temevo, volevo vomitare. Ma pensai che avrei avuto modo di vomitare più tardi dato che sicuramente la serata mi avrebbe richiesto svariate pozioni di vodka. Parcheggio e telefono a Luisa, mi risponde alla seconda chiamata, sono già dentro con Mattia mi urla al telefono, ok, dove di preciso? al bancone vicino alla cassa, ok arrivo. Attraverso la strada con le gambe che tremano. ho l’impressione di avere gli occhi di tutti puntati addosso. Ma davvero pensi che stiano sempre tutti lì a guardare te quando passi?Mi dico. Sei davvero egocentrica. Forse si, sono egocentrica ma avevo sempre quella tremenda impressione. Raggiungo il capannello di folla all’esterno del locale, adesso non era più un’impressione avevo davvero gli occhi di molti spalmati addosso, sentii qualche apprezzamento volare mentre cercavo di raggiungere l’entrata, mi sentii improvvisamente più sicura e più calma. Il buttafuori all’entrata mi aprì gentilmente la porta a vetri e mi sorrise mentre mi faceva entrare, la musica mi avvolse aumentando il mio senso di sicurezza. Al telefono Luisa non mi aveva detto se c’era anche Nicola insieme a lei e Mattia, adesso avevo una voglia estrema di rivederlo e soprattutto volevo che mi vedesse, il mio respiro si era fatto improvvisamente più profondo, l’eccitazione saliva come un’onda calda dal mio ventre. Finalmente stavo bene. Mi avvicinai al bancone, senza cercare Luisa e Mattia, ordinai un vodka lemon, bevevo sempre e solo esclusivamente vodka. Era l’unico super alcolico che riuscivo a tollerare. Mi appoggiai al bancone e tirai due lunghe sorsate dalla cannuccia, mi voltai e mi guardai in giro con gli occhi lucidi e il sorriso sulle mie labbra che conoscevo e sapevo essere adesso in fiamme. La prima vittima della serata mi è subito col fiato sul collo. Sei da sola? Per ora, rispondo io secca. Una bella ragazza come te? Vero? Dico io guardandolo dritto negli occhi e pensando a tutto il repertorio delle frasi scontate che avrei dovuto sorbire, perché era fon-da-men-tale che in quel momento rimanessi lì. Volevo che fosse Nicola a trovare me e non il contrario, e volevo che mi trovasse in piacevole compagnia e non certo da sola! Poi inaspettatamente lo vidi. Si era non so come materializzato dietro il tipo che mi stava parlando, stava fermo immobile con il sorriso divinamente diabolico che già conoscevo bene e gli occhi splendenti. Volevo svenire. Mi fece un segno eloquente con gli occhi come a dire lascia il tipo e vieni qui, ma io ero paralizzata, non riuscivo a staccarmi dal bancone che adesso avevo l’impressione mi sostenesse, anzi che fosse l’unica cosa che mi tenesse ancora in piedi, il ragazzo che avevo sempre davanti e che mi separava da dove volevo essere, ormai parlava da solo io non afferravo più nemmeno una parola di quel che diceva.. poi Nicola mi prese il braccio e mi trascinò a sé sotto lo sguardo sorpreso e un po’ inebetito del mio interlocutore, feci appena in tempo ad alzare una mano in segno di scusa prima che il campo di forza di Nicola mi aspirasse dentro completamente. Rimanemmo a fissarci negli occhi per qualche minuto senza dire una parola, possibile che fossimo già così avanti? C’eravamo conosciuti appena due sere prima, possibile che in due notti l’attrazione fra di noi avesse già raggiunto un livello così alto? Così palpabile? Fosse già così divampata? Ero incantata, sentivo i suoi occhi su di me, i suoi occhi color del mare illuminato dal sole, e mi sentivo la donna più fortunata del mondo. Quante donne potevano contare di avere gli occhi di Nicola addosso in quel momento? Nessuna, solo io. Era un miracolo che lui fosse lì,

Fai la splendida? Come? Dissi io, risvegliandomi come da un sogno. Si, ti ho vista entrare, non hai guardato nessuno, sei andata dritta a prenderti da bere, ed è un quarto d’ora che parli con il primo che ti ha abbordato. Beh era carino! e certo non sei stato molto educato a trascinarmi via, poteva essere un mio amico no? Te che ne sai in fondo. Me lo ha detto Luisa che non lo conosci, guarda è là, dietro di te, con Mattia, è tutto il tempo che ti osserviamo fare la splendida col tipo. Cosa? Mi voltai e li vidi entrambi sorridermi col bicchiere in mano. Mi ricordai della mia bevuta, la finii in tre sorsate, poi rivolsi gli occhi lucidi a Nicola in segno di sfida. Lui rise… sei ubriaca, disse e io di nuovo sperai di svenire. Ho bisogno di bere. Dissi. L’hai appena finita. Appunto. Mi appoggiai di nuovo al bancone che era diventato più o meno la mia stampella e Nicola mi scivolò di fianco. Mi guardava dall’alto in basso, era più alto di me, questo almeno mi confortava, mi faceva sentire meno grande! Succhiai il limone del nuovo vodka lemon perché avevo bisogno di farmi male alle labbra, e poi detti una lunga sorsata, il sapore della vodka amplificato dal limone che mi ero appena spremuta in bocca, mi stordì, la testa mi cadde all’indietro, adesso cominciava a girarmi tutto, un effetto che adoravo, sentivo l’alcool calmarmi in superficie, e divampare in fuoco ardente in profondità. Sentivo le mie labbra sempre più in fiamme. Mattia e Luisa ci raggiunsero, finalmente. Notai che Mattia mi osservava con gli occhi accesi, pensai sarebbe stato più corretto che rivolgesse a Luisa quello sguardo, io ero la sua amica, ma l’alcol mi impediva di preoccuparmene, era scorretto, me ne rendevo conto, ma avevo troppa voglia di giocare davanti e per Nicola. Vidi Nicola e Mattia scambiarsi occhiate divertite, prima fra loro e poi rivolte a me, Luisa irreparabilmente fuori. Feci qualche blando tentativo per tirarla dentro ma avevo già bevuto troppo per una come me che l’alcol lo regge a malapena, per riuscire a fare qualcosa di veramente utile. Bene ragazzi io esco a fumare, dissi ridendo. Nicola uscì con me, ero felice di trovarmi nuovamente sola con lui. Mi dai il tuo numero di telefono? Mi disse appena fuori. Ci devo pensare. Guarda che tanto me lo faccio dare dal Luisa. Fa come ti pare, dissi fingendo di essere indispettita ma non lo ero affatto, anzi mi piaceva enormemente che si prendesse da solo tutto quello che desiderava da me, non so se si era già accorto dell’effetto che mi stava facendo, del potere che già aveva su di me, ma la parola NO stava irrimediabilmente cominciando a scivolare nelle ultime posizioni rispetto alle varie possibilità che avevo di rispondere a qualsiasi sua richiesta. E SI stava risalendo velocemente la classifica. il mio bicchiere era di nuovo vuoto, guardai Nicola e dissi beh qui ci vuole il terzo. Raggiunsi Mattia e Luisa al bancone e ordinai il terzo vodka lemon. Così non riuscirai a tornare a casa, mi disse Mattia. Beh è una buona scusa per farsi riaccompagnare allora? Sempre che tu voglia lasciarmi veramente nelle mani di quel tuo amico! È pericoloso! Il primo sorso mi fece girare pericolosamente la testa, adesso avevo gli occhi talmente lucidi che vedevo tutto appannato, ma distinsi comunque Nicola parlare con delle ragazzine svarowsky della sua età o forse più piccole. Si staccò quasi subito fortunatamente e mi raggiunse, mi tolse il bicchiere di mano e si avvicinò al mio viso, alle mie labbra senza rispettare le distanze di sicurezza, era intollerabile, sentii la sua mano scivolarmi sul fianco, ebbi un tremito e mi sembrò di cadere da un lato, mi girava tutto, e comunque il suo braccio ora mi sosteneva. Forse è meglio se usciamo un attimo. Si direi che è meglio si. Te la riporto subito, disse rivolto a Mattia, li vidi scambiarsi un sorriso complice, poi più niente, sentivo solo il braccio di Nicola mentre mi sosteneva la vita per portarmi fuori, facendosi spazio tra la gente. Fortunatamente intravidi il bagno, perché mi resi conto che mi scappava da morire. Mi aspetti? Devo andare un attimo là dentro. Mi staccai a malincuore ma l’urgenza era troppa. Fortunatamente c’era solo una ragazza davanti a me. Pregai che facesse il più in fretta possibile. Mi guardai allo specchio, ero pallidissima, come mi succedeva sempre quando bevevo troppo, maledetta pressione bassa pensai. Dopo averla fatta mi sentii meglio, ma il cuore mi batteva all’impazzata all’idea di uscire e di non trovarlo. E invece lui c’era, appoggiato al muro, guardava davanti a sé, ma io sapevo che mi stava aspettando. Lo raggiunsi, lui mi prese di nuovo per la vita e mi fece uscire. L’aria fresca mi colpì il viso facendomi riprendere il minimo necessario per riuscire a staccarmi dal capannello di folla che occupava l’ingresso del locale, attraversammo la strada la mano di Nicola nella mia, ormai mi lasciavo trascinare senza opporre la minima resistenza, mi sarei lasciata trascinare ovunque. Dove stiamo andando? Dissi. In macchina. Certo. È lontana? Ti senti male? No, no, sto bene grazie ma non ce la faccio tanto a camminare, non reggo l’alcol, e detti un altro sorso al vodka lemon che ancora tenevo in mano. Ecco è questa. Una golf grigia metallizzata, mi sembrò bellissima, la macchina perfetta per il mio giovane ragazzo, fresca, sportiva e scattante come lui, gli si intonava perfettamente. Mi fece salire, poi fece tutto il giro della macchina e salì anche lui, eravamo finalmente soli, veramente soli, con la sua macchina che ci racchiudeva, era così intimo che pensai di sentirmi male. Ti senti male? No, è l’alcol ma ora mi passa. Mi aveva guardato coi suoi occhioni azzurri sinceramente preoccupato, era troppo per me, mi sentirò male se continui a guardarmi così pensai fra me, e sorrisi. Il mio giovane bimbo trafficava con lo stereo, era così affascinante. Mi sembrava di avere vent’anni, era questo che rendeva tutto ancora più insostenibile per me. Non li avevo vissuti i miei vent’anni, la prima scopata a ventidue!!! E adesso, che mi succedeva?. Nicola mise in moto e partì. L’oscillazione della macchina mi costrinse ad abbandonarmi allo schienale del sedile. Lui mi guardò e mi prese la mano. Era così dolce. Non mi chiese dove volessi andare, lui sapeva già dove voleva andare e a me stava bene. Portami pure dove vuoi mio giovane angelo caduto dal cielo, anche all’inferno va bene. Quando la macchina si fermò, non avevo la più pallida idea di dove fossimo, avevo bevuto troppo per riuscire a vedere la strada che avevamo percorso. E adesso che cosa sarebbe successo? O meglio come? Lui che cosa si aspettava da me? Forse si aspettava una trentenne esperta di sesso? Io avevo solo tre uomini alle spalle, lui forse sarebbe stato il quarto. Si avvicinò a me, io ero paralizzata, cominciò a baciarmi, le labbra di Nicola sulle mie labbra mi fecero girare la testa così forte che dovetti staccarmi e appoggiarmi al sedile. Scusa mi gira la testa. Bene disse lui. Gli brillavano gli occhi. Poi in un attimo la sue mani erano sotto i miei vestiti. Sotto la maglia.. mi sganciavano i jeans e non so come mi ritrovai distesa a guardare il tettino della macchina. Fra poco avrebbe infilato la sua mano nei miei slip e avrebbe sentito quanto mi aveva eccitato. Mi vergognavo da matti, farsi eccitare dal mio ex era normale, lecito, ma lui era più piccolo, era un bimbo, lasciarmi scoprire così bagnata, nella mia intimità mi spaventava, ma allo stesso tempo aumentava ancora di più l’eccitazione che provavo, e comunque ero troppo bevuta per reagire. Le sue mani su di me, le dita di Nicola dentro di me, le sue mani ovunque come centinaia di tentacoli che non sarei mai riuscita a fermare, volevo svenire, perché non svenivo? Lo sentii tirarmi giù i jeans fin sotto le ginocchia, alzarmi la maglia, non c’era un centimetro di me che non stesse scoprendo. Poi mi resi conto che le mie mani avevano invece vagato sulla pelle della sua schiena senza riuscire ad andare dove avrebbero dovuto. Lui invece era andato già così avanti con me nello spogliarello! Ed io gli avevo appena infilato le mani sotto la maglietta. Avevo paura. Avevo paura della sua intimità, di toccare il suo cazzo, mi veniva da piangere. Lui non si era nemmeno sbottonato i jeans, era così carino, non voleva essere prepotente con me voleva che fossi io a farlo, voleva fare piacere a me e non chiedeva niente per se, e questa sua assoluta mancanza di egoismo mi sconvolgeva, sentivo un impulso irresistibile a dargli tutto quello che non chiedeva, e anche di più se fosse stato possibile. Sbottonagli i jeans avanti! Ok gli sbottono i jeans, mi tremavano le mani. I suoi boxer erano bianchi firmati,. Ed era in erezione. Era troppo. Lo allontanai da me. Non capiva quello che stavo facendo, lo feci sedere al suo posto, mi guardava serio si chiedeva se avesse sbagliato qualcosa. No amore non hai sbagliato niente. Improvvisamente il coraggio era tornato a farmi visita, adesso gioco un po’ io gli dissi. Gli tirai via i jeans e i boxer dolcemente.. si lasciò fare, era fermo immobile, nelle mie mani, in attesa. Ma non lo feci aspettare molto perché il desiderio pazzesco di riempirmi la bocca di lui mi aveva travolta. Avvicinai il mio viso al suo cazzo e dolcemente lo presi fra le labbra. Scoppiavo dall’emozione e credo che lui lo sentisse, mi disse che se continuavo così lo avrei fatto venire, si preoccupava per me? Se solo avesse sentito quello che stavo provando, tenerlo fra le labbra era tutto per me in quel momento, desideravo solo che me lo lasciasse sentire e gustare, cercavo di essere il più delicata possibile perché non volevo in nessun modo apparirgli volgare, avevo paura di offenderlo e cercavo di trattenermi, di non essere troppo precipitosa o irruente. Cercavo di essere il più morbida e calda possibile. Sentivo le sue dolci mani fra i miei capelli mi facevano impazzire, continuai senza fermarmi fino a quando capii che stava arrivando, che stava cedendo, strinsi leggermente le labbra e il suo sperma caldo mi riempì la bocca, gustai il suo sapore, gustai la sua chimica, il prodotto delle sue cellule, del suo corpo, delle sue viscere, della sua anima, assaporai lui, la sua essenza più intima, prima di inghiottirlo. Provai a tenerlo ancora un momento in bocca ma lui mi allontanò, dicendomi che dovevo fermarmi. Mi staccai da lui e la mia bocca mi sembrò terribilmente vuota.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 2

 

 

Elettra

 

 

L’ascensore mi chiude dentro. Mi sento in trappola, sulla parete c’è uno specchio mi osservo. Ho il viso preoccupato, i lineamenti tirati non mi riconosco, guardo la mia pelle chiara, le mie labbra rosse risaltare sui miei lineamenti delicati, penso a Nicola(tutto questo era per te Nicola) è quello che avrei voluto, potuto o saputo darti e che tu non hai voluto. Questo pensiero mi fa stringere la gola così tanto che sono costretta a emettere un gemito. Gli occhi mi si inondano di lacrime, mi scoppiano, ma non le farò scendere nemmeno questa volta. La solita rabbia incontrollabile mi pervade, quella rabbia che mi aveva portato fin li e che adesso mi avrebbe fatta andare fino in fondo. L’ascensore si ferma, le porte si aprono, davanti a me un corridoio, respiro profondamente per scacciare via i residui di quell’emozione troppo forte dovuta al pensiero di Nicola. Solo rabbia, voglio sentire solo rabbia, respira Elena, respira profondamente, sento di nuovo quella calma determinazione percorrermi il sangue nelle vene insieme al respiro. Coraggio Elena. Esco dall’ascensore, sono nel corridoio. Corridoio a destra, quarta porta, stanza 44. Adesso la stanza 44 è davanti a me. Passo la tessera magnetica ed entro. Il cuore mi sta scoppiando. C’è penombra nella stanza, non riesco a vedere bene, sento la porta richiudersi alle mie spalle, lui è dietro di me, sento il suo respiro, non ho il coraggio di voltarmi. Ciao Elena. Faccio per voltarmi ma lui me lo impedisce. Ho paura di sentirmi male. Sei venuta, sei stata brava, e coraggiosa. Adesso è così vicino alla mia schiena che può quasi toccarmi ma non lo fa. Sento il suo respiro sul mio collo, percepisco la sua statura, è più alto di me, le sue labbra mi sfiorano il collo, ho un brivido lungo tutta la schiena. Sei coraggiosa, Elena. Ma anche avventata, molto avventata, una donna come te, possibile che questo ragazzo ti abbia ridotta fino a questo punto? A rischiare così tanto? Sto tremando. Sei così disperata Elena? Cerco di voltarmi ma lui me lo impedisce di nuovo, stavolta serrandomi le braccia dietro la schiena. Non ti voltare Elena. Non voglio che tu mi veda, io posso vedere te, ma tu non vedrai me, non ti lascerò vedere il tuo signore, non adesso, ancora non ti sei guadagnata un onore simile, per ora hai solo il dovere di farti guardare. In fondo me lo hai detto te una sera in chat, che ti piace essere trattata come un oggetto. Bene stasera avrai modo di scoprire se ti piace davvero così tanto. No non tremare Elena, non voglio farti del male, non stai rischiando la tua vita se è questo che temi. Sei pentita? Adesso preferiresti essere rimasta al sicuro nella tua cameretta, magari dietro il monitor a chattare con uno dei tanti, a farti le tue patetiche scopate virtuali? Oh non sai quanto sei stata fortunata a incontrare me. Io ho il potere di rendere reali le tue fantasie. Solo che un conto è giocare dietro un monitor e un altro è scegliere di giocare sul serio. Non è proprio la stessa cosa. E tu sei stata coraggiosa, non tutte hanno il coraggio di avverare le proprie fantasie, ma tu si, dolce Elena, perché sei disperata, la più disperata di tutte, perché sei bella Elena, troppo bella anche per te. Adesso ti benderò gli occhi perché non voglio rischiare che tu possa vedermi. Se non te la senti puoi ancora andartene. Per me è stato bello lo stesso conoscerti. E farti arrivare fino qui. Anche se mi piacerebbe farti arrivare ancora più lontano. Allora vuoi andare Elena? Scuoto il capo, no non voglio andare, non voglio andarmene. Brava la mia piccola. Lo sento scostarsi un attimo e sorridere, potrei vedere la sua soddisfazione se potessi voltarmi ne sono certa, ma so che non me lo lascerebbe fare. Adesso chiudiamo questi occhi. Prende il foulard che ho attorno al collo me lo fa scivolare sul viso, me lo stringe dietro la testa annodandolo più volte. Buio. Ho freddo. Sto tremando e fatico a non battere i denti. Ho paura. Paura perché sono in una stanza d’albergo che non riesco a vedere, in un luogo che non conosco, con un uomo che non vedo, ho paura perché nonostante tutto non vorrei trovarmi in nessun altro posto, perché il dolore che ho dentro è troppo forte e non mi lascia scampo, non mi lascia alternativa, non mi lascerebbe vivere una vita normale. Coraggio Elena vieni. Lo sconosciuto è al mio fianco e mi prende la mano. Lascio che la mia mano si accoccoli nella sua grande ma sottile e calda, ha una mano piacevole rassicurante. Mi fa sedere in quella che potrebbe essere una poltrona. Poi si avvicina e mi toglie la giacca. Rimango in camicia, la mia camicia bianca di patrizia pepe. Aspettami qui un attimo Elena preparo qualcosa da bere. Ma prima dobbiamo fare un un’altra cosa, prometti di non spaventarti. Scuoto la testa più volte per dire di No. È in piedi davanti a me. Mi prende la mani che avevo in grembo e me le appoggia ai manici della poltrona in cui sono seduta, poi sento avvolgere della stoffa al polso della mia mano destra. Sobbalzo. No stai calma, voglio solo legarti le mani perché potresti toglierti la benda e non devi farlo. Non avere paura non voglio farti male. La sua voce è rassicurante. Mi lascio legare entrambe le mani ai braccioli della poltrona. Sei bellissima Elena, mi dispiace che non puoi vederti. Lo sento allontanarsi. Mi viene da piangere, Nicola ma dove sei? Perché mi hai lasciata? La gola mi si serra prepotentemente di nuovo. Ma non piango. Non voglio piangere, niente lacrime. Lui ritorna. Sento che si siede davanti a me. A cosa stai pensando? A niente dico scuotendo la testa. Uno schiaffo mi colpisce prepotentemente il viso. Rimango talmente allibita che non riesco nemmeno a provare paura. Devi dirmi la verità Elena. Ricordi il gioco come è cominciato? Dico di si con la testa, mi ricordavo tutta quella storia delle regole e del fatto che dovevo dire la verità e essere ubbidiente. Si mi ricordo dico in un soffio. Ho il respiro accelerato. Brava. Ricominciamo. A che cosa stavi pensando. A Nicola. Rispondo. A cosa precisamente. Una sensazione, al fatto che mi ha lasciata e che mi ha fatto tanto male troppo male. Piangi Elena. Non ci riesco, sento un gemito accompagnare le mie parole, apro le labbra e respiro profondamente per far scivolare il nodo tremendo che mi serra la gola. Adesso bevi questo, ti ho preparato un bel cocktail, vodka e menta come piace a te. Apri la bocca. Sento il vetro freddo sulle mie labbra. Mi fa scivolare il liquido in bocca, lascio andare la mia testa all’indietro. E’ troppo mi soffoca, cerco di staccarmi ma lui si ostina a farmi bere, non ce la faccio più mi va di traverso, comincio a tossire e ne sputo mezzo di quello che avevo in bocca, mi arriva un altro schiaffo. Devi bere signorina, tutto in un sorso. O vuoi dirmi che non ci riesci. Si, si, ci riesco. Mi avvicina di nuovo il bicchiere, il cocktail è forte ma stavolta non voglio deluderlo. Lo bevo fino in fondo. Mi gira tutto il buio che mi circonda. Sento la sua mano sul mento, mi tira su il viso. Il faccino Elena devi cercare di tenerlo dritto, davanti a te,su appoggiati allo schienale della poltrona ti aiuterà a non farlo scivolare in avanti. Come ti senti adesso? Mi sento meglio, mi sento davvero meglio ma non riesco a dirlo. Lo dice lui per me. Ti senti meglio Elena, bere ti aiuta nei momenti difficili non è vero? Confermo con la testa. Bene adesso un po di musica per te dolce Elena . What else is there dei Royck Supp risuona nella stanza. Lui deve essere giovane non avrebbe scelto una musica simile altrimenti. Si ma quanto giovane? Dalla voce immagino che non abbia più di trenta trentacinque anni, o forse anche quaranta ma non di più. Quanti anni hai? Provo a dire. Sento il suo dito sulle mie labbra. Sccc, non puoi farmi domande Elena. Ti piace questa musica? Tantissimo, era quella che ascoltavi quando mi scrivevi in chat, non ti ricordi di avermelo scritto? Si certo adesso ricordavo. Volevo solo crearti un’atmosfera familiare, o comunque l’atmosfera dei nostri incontri. Vodka e musica ti ricordi? Sigaretta. Per favore vorrei almeno fumare. Certo ma prima vediamo cosa hai nella borsa. Che cosa? Salto sulla poltrona, cerco di alzarmi in piedi ma i polsi legati non me lo permettono, riesco solo ad alzarmi per metà, sono costretta a rimettermi seduta, sento il contenuto della mia borsa rovesciarsi sul tavolo. Ma che cosa stai facendo? Non ti agitare Elena non penserai mica che voglio derubarti? L’avrei già fatto se era a questo a cui miravo. Una botta in testa appena sei entrata e via la borsetta. Ma sarei proprio uno stupido non credi? Organizzare tutta questa messa in scena solo per scippare una borsetta! Voglio spogliarti Elena, piano, piano, lentamente, voglio che non rimanga niente di te nascosto. Cosa nasconde di te la tua borsetta? Lo scopriamo subito. Voglio andarmene! Ormai è troppo tardi tesoro, ti avevo dato un’ultima possibilità appena sei entrata. Voglio andarmene. Urlo. Mi sento afferrare per i capelli, mi rovescia la testa all’indietro, mi fa male. Non devi più urlare hai capito? Non voglio farti del male, non più di quello che sei in grado di sopportare, quello che ti serve, che hai cercato, che solo io posso darti. Lo vuoi o no? Cerco di muovere la testa per dire di si. E allora stai buona Elena. Avrai tutto quello che desideri e anche di più e non ci lascerai la pelle te l’assicuro. Mi lascia la testa, si allontana di nuovo da me. Mi tremano le labbra. Vorrei piangere ma non posso. Perché non piangi Elena? Perché non posso, perché non voglio! Rispondo scuotendo la testa e battendo i pugni sui braccioli della poltrona. Povera la mia piccola Elena ti hanno fatto proprio male. In quanti ti hanno fatto male piccola? Solo Nicola? O forse sarebbe meglio tornare indietro, altri uomini che hai amato forse, o forse sarebbe meglio andare ancora più indietro, chi faceva male alla piccola Elena? I genitori forse? Il tuo papa? La tua mamma? Basta ti prego. Si fermiamoci un attimo, prendi un po’ di respiro stai ansimando, non vuoi piangere tesoro ma il tuo corpo si deve sfogare in qualche modo. Allora volevi fumare hai detto? Si grazie, per favore. Vediamo cos’hai qui. Lo sento trafficare col contenuto della mia borsa sparso sul tavolo. Malboro light. Molto femminile. Sono di Nicola penso. Ecco qua tesoro. Aspiro profondamente la sigaretta dalle sue mani. Mi piace come fumi. Sei molto bella Elena. Hai una sensualità che poche danne hanno, non potevo chiedere di meglio da una stupida chat. Non ce la faccio più a stare al buio. Ho bisogno di vedere per favore. Fra un po’ ti permetterò di vedere qualcosa per ora cerca di resistere. L’idea che avrò di nuovo il permesso di vedere mi dà coraggio. Porti sempre dietro i preservativi tesoro? No solo oggi. Ma non eri allergica? Una volta mi hai detto che ti si gonfia la fica sei ti penetrano con un preservativo, mi piacerebbe proprio vederti. Si ma è comunque l’unico modo per fare del sesso sicuro. Va bene Elena comunque tanto non ti serviranno. Non voglio farlo senza preservativo. Come sei ingenua. Non ti serviranno perché non ho affatto intenzione di scopare con te o davvero pensavi che avremmo fatto una semplice scopata? O volevi convincertene? In chat non abbiamo mai parlato di semplici scopate se ben ricordo. Quanto sei brava a illuderti Elena. Ho bisogno di andare in bagno. Certo tesoro. Ti accompagno. Mi slega i polsi e mi solleva. Vieni. Mi prende sotto braccio e mi porta in bagno. Girati. Sbottonati i jeans. Coraggio. Mi sbottono i jeans. Tirali giù avanti. Obbedisco. Ti sei messa il perizoma brava. Adesso tiriamo giù anche questo così. Sei bagnata. Vedo che continui a depilarti come ti ha detto Nicola. Dovremmo porre rimedio anche a questo in qualche modo. No. Urlo. Mi assegna un altro schiaffo. Lui non l’ha mai vista questa striscina, continui a portare una cosa per lui e lui non si è nemmeno degnato di venirla a vedere. Come puoi essere così sottomessa al signor nessuno! Sento la sua mano aperta sul mio sesso. Sei talmente bagnata che avrei voglia di scoparti così su due piedi. Ma non sei bagnata per me vero? È il pensiero di Nicola, che hai voluto disegnare sul tuo sesso come una firma, ma lui non è qui, Elena, non ti sta guardando, non è venuto a prenderti quando tu l’hai implorato, ti ha lasciata in solitudine a cercare le tue soddisfazioni in chat, bella come sei rintanarsi dietro una chat. Ti rendi conto di come ti sei ridotta almeno? Siediti e fai la pipi e stai zitta. Puoi girarti per favore? Ti sembri nella posizione di poter chiedere qualcosa? Avanti Elena fai la pipi, falla e basta. Mi siedo sulla tavoletta mi scappa troppo per poterla tenere. Prendi. Mi allunga un fazzoletto di carta. Asciugati e rivestiti. Mi riporta nell’altra stanza e mi lega di nuovo. Adesso che ti sei svuotata ci beviamo un altro cocktail vodka e menta. Ti va? Certo che ti Va. Mi fa bere un altro cocktail tutto di un sorso. Lascio andare la testa all’indietro perché mi pesa troppo. Suonano alla porta. E’ la mia cena tesoro. Immagino che anche te avrai fame a quest’ora sono già le nove. Le nove erano già passate quasi tre ore. Appoggia pure sul tavolo grazie. Rimango senza fiato. Ha fatto entrare qualcuno. Forse un cameriere, deve avermi vista, sono sconcertata. Chi era? Solo un amico. Ma mi ha vista? Certo che ti ha vista? Ma non ha detto niente? Lo sento ridere. Vuoi qualcosa da magiare Elena? No non ho fame. Bene allora vuol dire che mangerò tutto io. Non mi va di giocare digiuno. Mi farebbe piacere se tu cenassi con me. Non mi va ho detto. Va bene come vuoi, questo te lo concedo, ma non venirmi a dire fra qualche ora che hai fame perché questa è l’ultima cena. Lo sento stapparsi una bottiglia di vino. Un bicchiere di vino? Dico si con la testa. Mi fa bere di nuovo. Comincia a sganciarmi la camicetta, e me la apre facendomela scivolare dietro la schiena. Voglio vederti mentre mangio. Mi sbottona i pantaloni e mi li abbassa leggermente solo per poter vedere il perizoma. Con qualcosa mi apre il reggiseno. Poi si rimette seduto. Ho il cuore che corre a mille, cerco di immaginare come sono, spero di non sembrare ridicola e mi meraviglio di quel pensiero in quel momento. Lo sento mangiare. Ti stai perdendo un’ottima cena e un bellissimo spettacolo. Adesso sai che cosa facciamo? Telefoniamo a Nicola. No ti prego. Sai benissimo che non ti risponderà non ti risponde mai. Anzi facciamo che se ti risponde sarai libera di andare, altrimenti rimani qui. Ok? Certo ok. Lo sento prendere il mio cellulare e cercare il suo numero in rubrica. Mi avvicina il telefono all’orecchio. È libero sta chiamando. Fra poco mi sentirò male lo so. Nicola rispondi ti prego. Il cuore mi fa male. Nicola rispondi, rispondi rispondi. Non risponde. Beh che ti avevo detto, non hai scelta ti tocca rimanere con me, io almeno lo apprezzo il tuo corpo. Lo chiameremo più tardi. E tutte le volte che non risponde farai qualcosa per me. Sento le sue mani sui miei seni, poi lo sento davanti a me, mi cinge la vita e si avvicina i capezzoli alle labbra, lì succhia uno alla volta ma con avidità mi fa male. Sei così buona Elena, mi piace il tuo sapore oh Nicola non sa cosa si sta perdendo. Fa scivolare una mano sotto e mi dice di aprire le gambe. Mi infila un dito dentro mentre continua a scucchiarmi i capezzoli è completamente sopra di me, mi fa scivolare i jeans fino alle ginocchia, non riesco a non gemere, ma provo un senso violento di repulsione.

Si allontana da me, lo sento sganciarsi i pantaloni. L’idea del suo cazzo mi fa rabbrividire. Mi si avvicina, ansimante. È sopra di me. Mi sfiora una guancia col suo cazzo. No. Urlo. E cerco di arretrare ma sono bloccata dalla poltrona. Non voglio, non voglio più farlo, lasciami andare. Non ti puoi tirare indietro adesso Elena. Si che posso. Lasciami andare. Non lo voglio il tuo cazzo addosso! Mi prende a schiaffi. Sento il mio telefono squillare. Lui si allontana. Ma guarda guarda, è il tuo fidanzato. È nik, nik mi sta chiamando, devo rispondere devo sentire la sua voce devo uscire da quella camera. Portami il telefono urlo. Il telefono continua a squillare. Portami il telefono! Sono disperata. Sento il freddo del metallo sul viso. Pronto, nik. Elena ho visto la chiamata. nik dove sei? Sono a casa. nik dove sei? Sono a casa che ti prende? Non so dove sei nik! Sento le lacrime riempirmi gli occhi e scendere nonostante la benda. Mi manchi nik mi manchi tanto, non so dove sei, non ci sei mai, non ci sei mai per me, io ti desidero tanto ma te non so dove sei. Piango non riesco a smettere, ho la voce rotta dai singhiozzi. Parlo in maniera sconnessa senza sapere bene quello che dico. Stai delirando Elena. No amore non sto delirando, ho bisogno di te, ho voglia di fare l’amore con te, ma non so dove sei, non ci sei mai, non rispondi mai al telefono, io ti amo, ti amo tanto, portami via da qui. Dove sei Elena? Non lo so dove sono nik! Non lo so cosa ci faccio qui, c’è un uomo, anzi no sono tanti uomini, tantissimi e vogliono fare tutti l’amore con me, ho dato il numero di telefono non so a quanti nik! Ma io non li voglio, io non li desidero, io non voglio farmi scopare da nessuno. Stai piangendo Elena? Si nik sto piangendo perché sono strafatta e non so dove sono. Cerca di stare calma Elena. Ho bisogno di te nik, ma te non ci sei, non ci sei mai, sei sempre circondato da mille donne, tutte giovani, tutte carine.. Ti ho sempre detto la verità Elena, non ti ho mai negato di avere altre donne. Si lo so nik, ma non lasciarmi, non lasciarmi mesi senza farti sentire, io non ce la faccio nik.. te l’ho sempre detto Elena che fra noi è solo una storia di sesso, perché ti comporti come una bambina? Ma io ti amo nik? No Elena te non mi ami, te sei fissata, è solo sesso fra noi, non c’è niente di più del sesso riesce ad entrarti in testa questa cosa o no? Io ti amo nik. No te non mi ami Elena te sei fissata mi hai idealizzato. No nik non ti ho idealizzato, non c’è nessuno come te, non conosco nessuno come te. Non è giusto fare l'amore con una donna e poi non farsi sentire per mesi nik, non farsi trovare al telefono, non rispondere ai messaggi, che ti ho fatto nik? Non capisco? Non mi hai fatto niente Elena ma la devi smettere di chiamarmi, la devi smettere di mandarmi messaggi, io non ti rispondo non l'hai ancora capito, non voglio più avere niente a che fare con te, lo capisci o no? Ma perchè nik, non ti ho fatto niente, hai fatto l'amore con me, sei entrato dentro di me, questo è niente per te? Niente al punto di fare come se non esistessi? Sono una persona nik? Sei solo sesso per me, Elena niente di più, te devi trovarti un uomo uno che possa offrirti qualcosa, io non ho niente da offrirti. Ma te sei tutto per me nik. Basta Elena stai delirando, devi trovarti un altro….

Devo trovarmi un altro.. un senso di nausea insopportabile mi fa quasi perdere i sensi. Non sento più la voce di nik, non sento più il telefono. Mi accorgo di non essere più legata. Mi tolgo il foulard che ancora mi benda gli occhi. L’uomo è scomparso, nella stanza non c’è nessuno. Sono sola. Ho paura. Non capisco cosa sta succedendo. Il cellulare è sul tavolo. Lo afferro. Cerco l’ultima chiamata ricevuta. È di Luisa, la data è di ieri. Mi rendo conto di essere semi nuda. Mi rivesto come posso ed esco dalla stanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 3

 

ELETTRA IN CHAT

 

 

 

 

Milledubbi – quello che ti propongo è un gioco, ci sono delle regole da rispettare alle quali non ci si può sottrarre, devi sempre rispondere alle mie domande velocemente e obbedire a ogni mia richiesta. Ti va di giocare?

Elettra – si certo giochiamo ti stavo aspettando.

Melledubbi – bene comincia col dirmi se sei tu quella nella foto

Elettra – si certo che sono io

Milledubbi – sei molto carina, ma non ti si vede il viso

Elettra – anche il viso è molto carino te lo assicuro

Milledubbi – quanti anni hai?

Elettra – 29

Elettra – tu?

Milledubbi – sono abbastanza giovane per te

Elettra – ?

Milledubbi – in questo gioco io solo posso fare le domande e tu devi sempre rispondere, non ti ricordi la premessa iniziale? Se non vuoi giocare dillo subito non voglio perdere tempo

Elettra – no, no voglio giocare ok

Milledubbi – brava allora immagino che adesso tu sia seduta davanti la scrivania

Elettra – mi piace quando mi dicono che sono brava

Elettra – si sono seduta davanti alla scrivania

Milledubbi – e cosa stai indossando

Elettra – jeans e maglietta

Milledubbi – sei sicura di essere quella nella foto

Elettra – si davvero sono io sto dicendo la verità

Milledubbi – bene adesso alzati

Milledubbi – come hai i capelli

Elettra – sciolti sulle spalle

Milledubbi – voglio che li leghi adesso subito

Elettra – ok

Milledubbi – sono dietro di te adesso mi senti?

Elettra – si ti sento

Milledubbi – io sono il tuo signore e tu la mia piccola geisha e stasera soddisferai ogni mio desiderio

Elettra – si certo

Milledubbi – si signore

Elettra – si signore

Milledubbi – voglio che ti spogli completamente adesso ma devi farlo davvero su coraggio

Milledubbi – lo stai facendo?

Elettra – si un attimo lo sto facendo

Elettra – ecco adesso sono nuda posso sedermi?

Milledubbi – no devi rimanere in piedi

Milledubbi – sono dietro di te mi senti ancora?

Elettra – si ti sento tantissimo

Milledubbi – sei bella e la tua pelle è liscia ti sto accarezzando il collo sento il tuo brivido scorrere lungo la schiena

Milledubbi – inarca bene la schiena non ho mai visto una donna stare così davanti a un uomo non sai inarcare di più

Elettra – si certo, mi sto inarcando più che posso

Milledubbi – ecco da brava adesso ti passo una mano sulle natiche

Milledubbi – voglio che scrivi abbassandoti più che puoi....

 

 

 

Chiudo il documento. Avevo salvato la prima conversazione con Milledubbi ma adesso non volevo più averla, volevo solo dimenticarla. La elimino definitivamente. Mi collego in chat un'ultima volta..

Guardo il monitor, continuano ad aprirsi finestre una dietro l’altra, tutti che vogliono parlare con Elettra, tutti che vogliono scopare con Elettra, sono distante adesso, mi sento lontana, non desidero più dare il mio corpo a nessuno, nemmeno per un rapporto virtuale. Vado sul profilo per cancellare definitivamente il nick. E COSI HAI DECISO DI SBARAZZARTI DI Elettra? SEI SICURO? UNA VOLTA CANCELLATO NON POTRAI PIU RECUPERARLO E PERDERAI I DATI DEL PROFILO. Dio mio sembra una minaccia. Sembra che stia per uccidere qualcuno. Elettra non esiste, Elettra sono io, io non mi sto uccidendo! Elettra è un personaggio mio, l'ho inventata io, Elettra non esiste! Ho un attimo di esitazione sul pulsante annulla, ho effettivamente l'assurda sensazione di uccidere una parte di me, non importa clicco sul pulsante di conferma. Spengo il computer. Capitolo finito. Elettra non esiste più. O meglio continuerà ad esistere nelle arterie del mondo impalpabile della rete, vivrà di luce propria, con altri nick, con altre storie, ma non sarò più io a farla parlare, a darle voce... saranno altre donne che si incontreranno nelle notti buie delle loro solitudini con altrettanti uomini.

Io esco cerco qualcos’altro.

Mi alzo dalla scrivania.

Prendo la borsa. Apro la porta di casa. Il cellulare squilla. Sul monitor il numero di Nicola. Sorrido. Torno indietro e lascio il telefono squillare a vuoto sulla scrivania accanto al computer. Mi chiudo la porta alle spalle. Sono fuori in strada. Il sole mi accarezza la pelle. Milioni di uomini e donne camminano indifferenti intorno a me, ognuno seguendo la propria strada, rincorrendo i propri sogni e il proprio destino. Ognuno con i propri mostri nascosti nel cassetto, mostri che vedono la luce solo la notte, perché solo la notte è possibile cambiare volto cambiare maschera e interpretare le nostre ossessioni, le nostre perversioni... far vivere le nostre paure. sorrido

 

 

 

Voglio vederti in cam.

Hai msn

Sei m o f?

Voglio scoparti

Hai cam?

Fatti vedere elettra

Voglio che mi guardi mentre mi faccio una sega.

Ti piace fottere con il culo?

Sei fidanzata?

Hai mai tradito tuo marito?

Lasciami il tuo numero di telefono.

Ti chiamo cosi senti la mia voce mentre mi faccio una sega

 

Voglio vederti in cam…

 

 

 

 

FINE

 

 

 

 

 

Questo racconto è frutto di fantasia, ogni riferimento a fatti o persone conosciute è puramente casuale.

 

ELETTRA

 

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